EDITORIALE
del 22 Dicembre 2001
a
cura di Mirella Izzo
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LE
COSE CAMBIANO... O CAMBIERANNO
Mentre
il nostro gruppo di autoaiuto sta assumendo un aspetto "transregionale"
ed ha - unico in Italia - una decisa partecipazione di transessuali
ftm, la vita associativa continua con progetti di nuovi cambiamenti.
E' questione di poche settimane e finalmente i tempi burocratici della
Regione Liguria dovrebbero (speriamo!) dovrebbero portarci alla registrazione
all'albo regionale delle Associazioni di Volontariato. Un passo importante
che ci consentirà maggior facilità di accesso ai finanziamenti,
alcune defiscalizzazioni significative (finalmente apriremo un conto
corrente per chi volesse aderire a Crisalide a distanza) e maggiore
visibilità. Cambieranno anche le modalità di adesione
ed i costi (in questi tempi di aumenti, noi faremo una significativa
riduzione per le adesioni del il 2002)
Nel frattempo il nostro sito si è arrichito di nuove rubriche
che consentono un aggiornamento quasi costante delle nostre pagine.
Ed altre novità arriveranno presto. Stiamo cercando un accordo
con una giornalista italiana che si occupa di problematiche lgbt per
un noto giornale italiano, per avere i suoi articoli on line sulle
nostre pagine.
Altre cose importanti "bollono in pentola" ma è ancora
troppo presto per parlarne.
Tra i mesi di gennaio e febbraio ci dovrebbero essere insomma novità
importanti.
Se tutto andrà come immaginiamo ve ne daremo ampia informazione.
Seguiteci.
Quando si preannunciano eventi posti nel futuro - per quanto prossimo
possa essere è sempre prudente usare il condizionale... La
vita ci coglie quasi sempre impreparati e le cose che programmiamo
possono essere cambiate fino all'istante precedente l'accadimento
di quanto immaginato.
Per cui: "stay in tune!". Restate sintonizzati sulle nostre
frequenze....
OMOSESSUALITA'
TRANSESSUALE: UN SOMMERSO CHE EMERGE
(torna
al sommario dell'Editoriale)
Qualsiasi
transessuale mtf (da maschio a femmina) che si dichiari lesbica è
destinata a sentirsi rispondere invariabilmente dai propri interlocutori:
"ma se un uomo vuole diventare donna è perché gli
piacciono gli uomini!... Se ti piacciono le donne perché vuoi
diventare donna? Perché non resti maschio?". Identico
discorso - semplicemente ribaltato - è destinato alle orecchie
dei transessuali ftm (da femmina a maschio) che si dichiarino gay...
Sembra che la differenza tra l'identità di genere (il genere
sessuale a cui si sente di appartenere) e l'orientamento sessuale
(il sesso verso cui si sente attrazione fisica) sia uno dei concetti
più difficili da fare comprendere alle persone non transessuali,
ma anche a molte e molti transessuali rigorosamente eterosessuali.
Ciò che appare incredibile a tanti è che una persona
dotata di pene ed attratta dalle donne, possa desiderare di trasformare
il proprio corpo al femminile prendendo ormoni (estrogeni) che riducono
- se non azzerano - sia la capacità erettile del pene, sia
la produzione di sperma, sia la capacità di provare orgasmo
genitale, o che decidano addirittura di operarsi, trasformando il
proprio pene in una vagina. Analogamente pare incredibile che una
persona dotata di vagina ed attratta dagli uomini, possa desiderare
di trasformare il proprio corpo al maschile con ormoni (testosterone)
che spesso azzerano l'umidificazione vaginale rendendo doloroso un
rapporto o che addirittura decidano di operarsi trasformando la vagina
in un pene. L'obiezione a questo cammino complesso potrebbe riassumersi
con la frase: "perché complicarsi la vita?". La risposta
però può essere altrettanto semplice, ovvero: "perché
talvolta la vita è complicata (come qualunque transessuale
sa, di qualsiasi orientamento sessuale sia) e per renderla più
semplice e vivibile a volte è necessario un percorso complesso
e che a molti può apparire contorto".
Ciò che in realtà contraddistingue le persone transessuali
omosessuali è un desiderio erotico nei confronti di persone
che biologicamente gli sono opposte ma con un approccio che si manifesta
esclusivamente in un rapporto tra simili. Nel desiderio di una transessuale
nei confronti di un'altra donna (genetica o a sua volta transessuale)
raramente è contemplato l'uso penetrativo del pene. Ancor più
raro verificare in un transessuale attratto dagli uomini il desiderio
di essere penetrato nella vagina.
Ciò che spesso si dimentica parlando di orientamento sessuale
è che ancor prima dell'oggetto del proprio desiderio vi è
la percezione di sé. In generale, una persona che ha una percezione
di sé negativa, a cui manca l'autostima, che si sente profondamente
sbagliata o brutta ecc., ben raramente sarà capace di instaurare
relazioni sessuali soddisfacenti. L'agio o il disagio nei confronti
di se stessi è un elemento fondamentale se non fondante della
capacità di esprimere una sessualità appagante; non
dovrebbe essere pertanto difficile immaginare il disagio e la confusione
che può provare una persona nata uomo, che si senta donna e
che sia orientata sessualmente verso le donne di vivere la propria
sessualità maschile nei confronti della donna che desidera.
Il concetto è perfettamente ribaltabile per quelle persone
nate donne che si sentano uomini e che siano attratte da altri uomini.
Dovrebbe essere a questo punto comprensibile a chiunque che anche
una persona transessuale può essere omosessuale, ovvero essere
attratta da persone dello stesso sesso verso cui transiziona.
L'eros, come già detto, nasce da un rapporto tra sè
ed un'altra persona (tranne nei casi di alcune parafilie quali, ad
esempio, il feticismo) ed è quindi imprescindibile da entrambi
gli elementi.
Secondo una recente statistica americana (in Italia non esistono neppure
dati certi sul numero di transessuali, figuriamoci indagini più
approfondite,) circa il 45% delle transessuali è lesbica e
circa il 35% dei transessuali è gay. Una percentuale decisamente
più alta rispetto alla popolazione non transessuale. Contemporaneamente,
se è vero che l'esistenza della transessualità ha riscontri
storici che arrivano fino alla preistoria, altrettanto non possiamo
dire della omosessualità transessuale. E' dimostrato che molte
civiltà antiche prevedevano l'esistenza delle persone transessuali
ma quasi sempre legate ad un orientamento sessuale eterosessuale.
Come spiegare questi due dati così apparentemente contrastanti
fra loro? Come è possibile che l'omosessualità sia attualmente
così diffusa tra le persone transessuali senza che vi siano
tracce della sua presenza in tempi più remoti? Peraltro non
c'è bisogno di andare indietro di molto nel tempo per verificare
questo dato; è sufficiente rivolgersi a transessuali che iniziavano
la propria transizione 20-30 anni fa per scoprire che la transessualità
lesbica e/o gay era pressoché inesistente o comunque rara.
La maggior parte delle persone transessuali di una certa età
esprime ancora oggi incredulità rispetto al fatto che possa
coesistere la transessualità con l'omosessualità o ne
ignorano addirittura l'esistenza. L'omosessualità tra le persone
transessuali è dunque un fenomeno totalmente moderno? Forse...
ma solo in parte. In realtà sappiamo che molte delle civiltà
antiche che accettavano la transessualità esprimevano invece
ostracismo nei confronti dell'omosessualità. In fin dei conti
la transessuale attratta dagli uomini rispettava - per certi versi
- la logica binaria dell'eterosessualità mentre così
non sarebbe stato se fosse stata attratta dalle donne. E viceversa.
E' quindi molto facile immaginare che l'omosessualità delle
persone transessuali sia stata vissuta in passato nella clandestinità
o quasi. Ancora oggi è un'impresa affermare la propria transessualità...
figuriamoci il "doppio salto mortale" rappresentato dalla
transessualità abbinata all'omosessualità!
Moltissimi uomini che si sentivano donne attratte da altre donne,
moltissime donne che si sentivano uomini attratti da altri uomini,
fino a pochi anni fa rinunciavano all'affermazione della propria identità,
vivendo come uomini o come donne afflitti/e da profondi turbamenti
che spesso sfociavano nel suicidio.
Soltanto con la "rivoluzione sessuale" degli anni '60 e
'70 - e con un certo ritardo - molte persone hanno trovato il coraggio
di affermare sia la propria transessualità, sia la propria
omosessualità. E il fenomeno ha assunto velocemente un "effetto
domino". Nello stesso modo in cui - nei tempi moderni - la notorietà
mediatica raggiunta da una delle prime transessuali operate (Christine
Jorgensen) ha generato una moltiplicazione esponenziale delle richieste
di rettificazione sessuale, ugualmente è accaduto dopo le prime
dichiarazioni di lesbismo di alcune transessuali storiche (ad es.
la Silvia Rivera, protagonista della storica rivolta di "Stonewall"
che ha dato vita a tutti i gay, lesbian, bisexual, transgender pride
del mondo).
C' è poi da tenere anche conto della "natura bisessuale"
delle persone transessuali, spesso ignorata o negata. Chi per più
tempo chi per meno, chi con maggiore o minore identificazione, quasi
tutte le persone transessuali hanno - loro malgrado - vissuto una
parte della propria vita dominate dagli ormoni del loro sesso di nascita.
Talvolta hanno dovuto/voluto o sono state costrette a socializzare
insieme ad altre persone del proprio sesso genetico; molte hanno tentato
di adeguarsi a quanto la "natura aveva stabilito", provando
ad essere un "buon maschietto" o una "buona femminuccia"
per qualche tempo della loro vita. Quasi tutte le persone transgender
e transessuali (con l'unica eccezione delle pochissime persone che
ha iniziato la transizione ad inizio pubertà), conoscono dall'interno
i meccanismi psicobiologici dovuti all'azione degli ormoni del proprio
sesso di origine. Noi transessuali e transgender - parafrasando scherzosamente
il celebre finale del film "Blade Runner"possiamo dire a
buona ragione: "abbiamo visto cose che voi umani...ecc.".
L'esperienza di avere vissuto sotto l'influenza del testosterone e
degli estrogeni (in sequenza opposta per trans mtf e ftm) fa delle
persone transgender e transessuali una testimonianza pressocché
unica nella storia dell'umanità. E ne fa - molto spesso - persone
con caratteristiche psicologiche più o meno bi-sessuali.
E' facile immaginare che questa natura "bi-sessuale" possa
poi sfociare anche in un orientamento sessuale meno marcato, meno
definito rispetto alle persone non trans.
La pressione sociale che le persone transgender e transessuali ricevono
rispetto al loro orientamento sessuale è decisamente più
forte rispetto a quello che ricevono le persone non transessuali.
Se - per le persone non transessuali - l'omosessualità inizia
ad essere concepita come una possibile "variante" della
sessualità umana, per le persone trans, questo non accade (vedi
il concetto espresso ad inizio articolo).
E se la presenza di transessuali omosessuali sta comunque- e nonostante
tutto - diventando una realtà che si sta affermando, ancora
più difficoltoso è ammettere di essere transessuali
con un orientamento sessuale non definito o bisessuale.
Nelle comunità etero e omosex non transessuali, la bisessualità
viene spesso vissuta con atteggiamenti ostili. Gli etero tendono a
vedere gli e le bisessuali come persone "sporche" che inseguono
ogni forma di sessualità per lascivia; gli omosessuali tendono
a pensare che dietro la bisessualità vi sia in realtà
una omosessualità che non si è capaci di affermare definitivamente
(come se dichiararsi bisessuali desse maggior accettazione sociale
rispetto all'omosessualità!!). I primi la condannano, i secondi
ne negano l'esistenza stessa.
Dichiararsi bisessuali portaa subire spesso atteggiamenti ostili o
comunque increduli sia dalla comunità eterosessuale, sia dalla
comunità omosessuale (gay e lesbica).
Eppure - pur non possedendo in questo caso dati statistici rilevanti
- è esperienza piuttosto comune constatare una certa diffusione
dell'orientamento bisessuale tra le persone transgender e transessuali.
Meno raramente di quanto si pensi, accade che, trans che si dichiarino
etero, subiscano comunque maggior fascino verso una relazione omosessuale,
rispetto alla popolazione non trans. Così come altrettanto
accade che persone transgender e transessuali vivano una sorta di
bisessualità "periodica": ovvero passino anche lunghi
momenti della propria vita con orientamento sessuale etero ed altri
con orientamento sessuale omo e che vivano in questa oscillazione
per un certo periodo di tempo prima di comprendere quale sia l'orientamento
prevalente (che resta comunque spesso prevalente e non assoluto) o
che restino in questa indefinitezza per tutta la vita.
Comprendere a fondo quanto sia diffusa la bisessualità tra
le persone transgender e transessuali è quindi operazione difficile
in quanto la pressione sociale affinché si affermi un "dualismo"
sessuale (maschio/femmina) è reso esponenziale dal fatto di
avere già "tradito" questa regola rispetto alla propria
identità di genere.
I tempi però nella nostra comunità maturano in fretta.
E così come 20 anni fa era ben difficile trovare un/una transessuale
omosessuale, è possibile che tra 20 o forse meno anni, sarà
possibile affermare una identità transgender/pansessuale senza
suscitare lo scandalo che suscita oggi.
In buona sostanza, tutto quanto esposto, per ribadire, ancora una
volta la profonda differenza esistente tra ciò che ci sentiamo
di essere (identità di genere) e ciò che ci piace (orientamento
sessuale): due variabili "quasi" indipendenti. Del "quasi"
parleremo un'altra volta.
(torna
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Mirella
Izzo
Genova
22 dicembre 2001
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