Chi
ci segue abitualmente avrà avuto modo di leggere la polemica
che ci ha visti protagonisti nei confronti dell'on. Titti De Simone
(e chi non ne sa nulla può seguirne gli interventi
precedenti), terminata con la promessa della stessa di ritirare
il pdl che aveva presentato riguardante norme antidiscriminatorie
in ragione dell'orientamento sessuale. Titti presenterà presto
un nuovo pdl che conterrà anche l'identità di genere
(ovvero le condizioni transgender e transessuale) tra i motivi di
protezione dalle discriminazioni. Questo è accaduto un mese
e mezzo fa.
E' invece notizia recente che anche l'on. Franco Grillini abbia raccolto
l'invito che energicamente gli avevamo posto dal vivo, in occasione
della Conferenza "Omosessuali e transessuali a Torino" dello
scorso inverno; istanza che prevedeva - anche in questo caso - l'inclusione
dell'identità di genere in tutte le sue proposte di legge riguardanti
i diritti della comunità glbt e, nello specifico, quella riguardante
le norme "antidiscriminatorie". Grillini ha quindi anche
lui ritirato il proprio progetto di legge riguardante norme antidiscriminatorie
che riguardavano l'orientamento sessuale ma non l'identità
di genere, al fine di ripresentarlo corretto nel senso da noi richiesto.
Come già altre volte su queste pagine, richiamammo l'onorevole
e la platea tutta a far sì che l'acronimo "glbt"
(ovvero gay, lesbo, bisex, trans) non restasse una pura espressione
verbale ma diventasse davvero la spina dorsale di un movimento di
libertà di espressione di ogni identità di genere, di
ogni orientamento sessuale e di ogni tutela delle minoranze in senso
lato.
Va da sè che in Italia la coscienza di essere movimento "glbt"
ancora non è davvero patrimonio comune, altrimenti questi episodi
che hanno riguardato il 100% della nostra rappresentanza parlamentare,
non sarebbero accaduti, nè noi avremmo dovuto intervenire per
spiegare e polemizzare.
Avremmo potuto più semplicemente chiamare in via privata sia
Franco sia Titti e pregarli di modificare i propri progetti di legge
ma abbiamo ritenuto coscientemente di dover mettere una "sveglia"
a tutto il movimento glbt italiano... e poi non riteniamo una prassi
politica corretta quella della "preghiera", del "per
favore"... Siamo un movimento nel quale ogni singola parte ha
pari dignità (e un giorno, prima o poi, dovremo anche parlare
del "b" di glbt, ovvero di bisessualità e di bisessuali).
Abbiamo quindi combattuto questa "battaglia" interna al
movimento non nascondendola, rifiutandoci di "lavare i panni
sporchi in famiglia" perché abbiamo ritenuto che solo
l'avvio di un dibattito pubblico, aperto, franco e diretto potesse
risvegliare dalla tendenza alla "cura del proprio orticello"
che troppo spesso ha reso debole il movimento. Ed è una battaglia
che abbiamo fatto anche per amore nei confronti delle componenti gay
e lesbo (in amore si litiga) le cui tematiche sono peraltro appartenenti
anche a molte e molti di noi (la percentuale di trans lesbiche, trans
gay, trans bi è molto elevata). Anche se con un po' di ritardo
anche altre componenti del movimento trans hanno portato avanti questa
battaglia (diciamo che noi abbiamo fatto il pressing più forte
nei confronti della De Simone e il MIT verso Grillini). La tesi -
interna al movimento trans - secondo la quale gay e lesbiche avrebbero
avuto il diritto di incassare una legge antidiscriminazione "propria"
nel momento in cui avessero pensato che l'inclusione del'identità
di genere nel testo, avrebbe determinato un ostracismo totale da parte
del Parlamento, è stata quindi sconfitta.
Peraltro noi non abbiamo mai creduto a questa tesi ed abbiamo iniziato
"in solitaria" la polemica con la De Simone perché
ritenevamo questa una battaglia importantissima per determinare una
vera strategia politica "glbt" e perché non abbiamo
mai creduto all'ipotesi tattica dell'"incassa quel che puoi".
Del resto ci pareva pretestuosa l'ipotesi che in Parlamento l'ostracismo
nei nostri confronti potesse essere determinante in senso negativo
ai fini dell'approvazione di una legge anti-discriminazione, in quanto
tale ostracismo è già sufficientemente alto nei confronti
dell'omosessualità. Abbiamo invece pensato che fosse una battaglia
di "coscienza" e di "merito" da "ingaggiare"
senza timori. Per comprendere a fondo le nostre tesi è sufficiente
immaginare la gravità della situazione in cui noi transgender
e transessuali ci saremmo trovati se davvero uno di quei pdl fosse
stato approvato nella loro stesura originale. Dopo un eventuale fatto
del genere si sarebbe potuto dire addio (almeno da parte nostra) al
movimento "GLBT".
La riprova del fatto che avessimo visto giusto sta nei fatti di questi
giorni, sta nel contemporaneo (o quasi) ritiro di entrambi i pdl al
fine di una riscrittura che ci includa.
Abbiamo l'intima convinzione che dire quello che si pensa, quando
si portano dei contenuti di "liberazione" e di allargamento
dell'area dei diritti, sia una prassi politica giusta, che immunizza
dal rischio "inciucio" e che, alla fine, paga.
Del resto.. lo abbiamo verificato sempre nelle nostre quotidiane esperienze
di vita: dopo un temporale il cielo è più terso di prima
ed il sole è più brillante.
Ringraziamo Titti e Franco di avere recepito le nostre istanze, nella
speranza che qualcosa di nuovo si sia introiettato (quindi con "effetto
permanente") nelle coscienze e nelle convinzioni dei nostri più
importanti rappresentanti parlamentari.
Non ci resta che sperare che entrambi contattino le Associazioni trans,
al fine di evitare alcuni trabocchetti che una stesura non corretta
della legge potrebbe causare. Ne citiamo uno, a titolo di esempio:
se il testo parlasse esclusivamente di "transessuali" invece
che di "identità di genere" (o ancor meglio "varianti
di genere") sia le persone transgender, sia le persone travestite,
crossdresser, sia i/le queer, sia quei comportamenti di espressione
di "femminilità" che riguardano una parte dei gay
e di "mascolinità" che riguardano una parte delle
lesbiche, rischierebbe di rimanere fuori dalla protezione della legge.
Per semplificare: un gay potrebbe subire delle pesanti discriminazioni
(i cavilli si sà sono il forte degli avvocati e dobbiamo prevenirli!)
non perchè gay ma perchè atteggiato e magari parzialmente
vestito secondo gli stereotipi femminili. In tale caso infatti l'espressione
di atteggiamenti, comportamenti o l'indossare abiti appartenenti allo
stereotipo femminile nulla avrebbero a che fare con l'orientamento
sessuale e non rientrerebbero quindi nella casistica prevista dalla
legge.
Mirella Izzo