EDITORIALE del 13 Giugno 2002
a cura di Mirella Izzo

Ritirato il progetto di legge dell'on. Grillini riguardante norme discriminazione: non contenevano alcun riferimento all'identità di genere.
Vinta una battaglia cara a Crisalide AzioneTrans

Chi ci segue abitualmente avrà avuto modo di leggere la polemica che ci ha visti protagonisti nei confronti dell'on. Titti De Simone (e chi non ne sa nulla può seguirne gli interventi precedenti), terminata con la promessa della stessa di ritirare il pdl che aveva presentato riguardante norme antidiscriminatorie in ragione dell'orientamento sessuale. Titti presenterà presto un nuovo pdl che conterrà anche l'identità di genere (ovvero le condizioni transgender e transessuale) tra i motivi di protezione dalle discriminazioni. Questo è accaduto un mese e mezzo fa.
E' invece notizia recente che anche l'on. Franco Grillini abbia raccolto l'invito che energicamente gli avevamo posto dal vivo, in occasione della Conferenza "Omosessuali e transessuali a Torino" dello scorso inverno; istanza che prevedeva - anche in questo caso - l'inclusione dell'identità di genere in tutte le sue proposte di legge riguardanti i diritti della comunità glbt e, nello specifico, quella riguardante le norme "antidiscriminatorie". Grillini ha quindi anche lui ritirato il proprio progetto di legge riguardante norme antidiscriminatorie che riguardavano l'orientamento sessuale ma non l'identità di genere, al fine di ripresentarlo corretto nel senso da noi richiesto.
Come già altre volte su queste pagine, richiamammo l'onorevole e la platea tutta a far sì che l'acronimo "glbt" (ovvero gay, lesbo, bisex, trans) non restasse una pura espressione verbale ma diventasse davvero la spina dorsale di un movimento di libertà di espressione di ogni identità di genere, di ogni orientamento sessuale e di ogni tutela delle minoranze in senso lato.
Va da sè che in Italia la coscienza di essere movimento "glbt" ancora non è davvero patrimonio comune, altrimenti questi episodi che hanno riguardato il 100% della nostra rappresentanza parlamentare, non sarebbero accaduti, nè noi avremmo dovuto intervenire per spiegare e polemizzare.
Avremmo potuto più semplicemente chiamare in via privata sia Franco sia Titti e pregarli di modificare i propri progetti di legge ma abbiamo ritenuto coscientemente di dover mettere una "sveglia" a tutto il movimento glbt italiano... e poi non riteniamo una prassi politica corretta quella della "preghiera", del "per favore"... Siamo un movimento nel quale ogni singola parte ha pari dignità (e un giorno, prima o poi, dovremo anche parlare del "b" di glbt, ovvero di bisessualità e di bisessuali).
Abbiamo quindi combattuto questa "battaglia" interna al movimento non nascondendola, rifiutandoci di "lavare i panni sporchi in famiglia" perché abbiamo ritenuto che solo l'avvio di un dibattito pubblico, aperto, franco e diretto potesse risvegliare dalla tendenza alla "cura del proprio orticello" che troppo spesso ha reso debole il movimento. Ed è una battaglia che abbiamo fatto anche per amore nei confronti delle componenti gay e lesbo (in amore si litiga) le cui tematiche sono peraltro appartenenti anche a molte e molti di noi (la percentuale di trans lesbiche, trans gay, trans bi è molto elevata). Anche se con un po' di ritardo anche altre componenti del movimento trans hanno portato avanti questa battaglia (diciamo che noi abbiamo fatto il pressing più forte nei confronti della De Simone e il MIT verso Grillini). La tesi - interna al movimento trans - secondo la quale gay e lesbiche avrebbero avuto il diritto di incassare una legge antidiscriminazione "propria" nel momento in cui avessero pensato che l'inclusione del'identità di genere nel testo, avrebbe determinato un ostracismo totale da parte del Parlamento, è stata quindi sconfitta.
Peraltro noi non abbiamo mai creduto a questa tesi ed abbiamo iniziato "in solitaria" la polemica con la De Simone perché ritenevamo questa una battaglia importantissima per determinare una vera strategia politica "glbt" e perché non abbiamo mai creduto all'ipotesi tattica dell'"incassa quel che puoi". Del resto ci pareva pretestuosa l'ipotesi che in Parlamento l'ostracismo nei nostri confronti potesse essere determinante in senso negativo ai fini dell'approvazione di una legge anti-discriminazione, in quanto tale ostracismo è già sufficientemente alto nei confronti dell'omosessualità. Abbiamo invece pensato che fosse una battaglia di "coscienza" e di "merito" da "ingaggiare" senza timori. Per comprendere a fondo le nostre tesi è sufficiente immaginare la gravità della situazione in cui noi transgender e transessuali ci saremmo trovati se davvero uno di quei pdl fosse stato approvato nella loro stesura originale. Dopo un eventuale fatto del genere si sarebbe potuto dire addio (almeno da parte nostra) al movimento "GLBT".
La riprova del fatto che avessimo visto giusto sta nei fatti di questi giorni, sta nel contemporaneo (o quasi) ritiro di entrambi i pdl al fine di una riscrittura che ci includa.
Abbiamo l'intima convinzione che dire quello che si pensa, quando si portano dei contenuti di "liberazione" e di allargamento dell'area dei diritti, sia una prassi politica giusta, che immunizza dal rischio "inciucio" e che, alla fine, paga.
Del resto.. lo abbiamo verificato sempre nelle nostre quotidiane esperienze di vita: dopo un temporale il cielo è più terso di prima ed il sole è più brillante.
Ringraziamo Titti e Franco di avere recepito le nostre istanze, nella speranza che qualcosa di nuovo si sia introiettato (quindi con "effetto permanente") nelle coscienze e nelle convinzioni dei nostri più importanti rappresentanti parlamentari.
Non ci resta che sperare che entrambi contattino le Associazioni trans, al fine di evitare alcuni trabocchetti che una stesura non corretta della legge potrebbe causare. Ne citiamo uno, a titolo di esempio: se il testo parlasse esclusivamente di "transessuali" invece che di "identità di genere" (o ancor meglio "varianti di genere") sia le persone transgender, sia le persone travestite, crossdresser, sia i/le queer, sia quei comportamenti di espressione di "femminilità" che riguardano una parte dei gay e di "mascolinità" che riguardano una parte delle lesbiche, rischierebbe di rimanere fuori dalla protezione della legge. Per semplificare: un gay potrebbe subire delle pesanti discriminazioni (i cavilli si sà sono il forte degli avvocati e dobbiamo prevenirli!) non perchè gay ma perchè atteggiato e magari parzialmente vestito secondo gli stereotipi femminili. In tale caso infatti l'espressione di atteggiamenti, comportamenti o l'indossare abiti appartenenti allo stereotipo femminile nulla avrebbero a che fare con l'orientamento sessuale e non rientrerebbero quindi nella casistica prevista dalla legge.

Mirella Izzo