EDITORIALE del 28 Giugno 2002
a cura di Mirella Izzo

Il saluto di Mirella Izzo, presidente di Crisalide AzioneTrans, al Pride di Catania 2002

Il manifesto del Pride di Catania si caratterizza per la sua spiccata apertura ai temi sociali generali quali la globalizzazione, il razzismo, ecc.
E' da qualche anno che il movimento GLBT italiano ha capito che l'incomprensione delle "differenze", seppur "diverse" tra loro, ha un comune denominatore fatto di ignoranza, di paura e di quell'egoismo che porta a far sì che si preferisca coltivare il proprio povero e rinsecchito orticello, piuttosto che condividerlo con altri fino a formare un grande campo di mille colture diverse ma straordinariamente capace di sfamare se stessi e gli altri.
Un pregiudizio vecchio come l'umanità e che ciclicamente torna nelle sue ondate di piena, puntuale come una "peste" non ancora debellata.
E non è difficile trovare oggi i segni di una recrudescenza di questa "malattia" che di volta in volta si manifesta contro il "nero", contro il "giallo", contro gli omosessuali, le lesbiche e, con particolare morbosa attenzione, contro noi transessuali e transgender.
E' chiaro che questa ondata di nuova barbarie nei confronti delle diversità è favorita, è fortemente stimolata dal bisogno che la globalizzazione capitalista ha di omologare il più possibile l'umanità. Mercati mondiali hanno bisogno di consumatori il più possibilmente "replicati". Se il visionario "Tempi moderni" di Chaplin, già all'inizio del secolo, poneva la questione dell'omologazione dal punto di vista del lavoro; se i "Polli di allevamento" di un Giorgio Gaber "anni '80", metteva in guardia contro la spersonalizzazione dell'umanità, è soltanto in questi ultimi anni che si è iniziato a comprendere il vero rischio di un'economia che domina incontrastata sulla politica (alla faccia di quello che una volta si chiamava "il primato della politica"). Siamo misurati e misurabili (e quindi esistiamo) esclusivamente in funzione del nostro essere consumatori. E solo i "gruppi" in grado di "consumare" possono ambire ad appartenere al privilegio del rutilante mondo "civile".
Non è un caso che è solo da quando i gay sono stati in grado di costituire "lobby", prima di lavoro, e poi di consumo, che - ad esempio negli USA - si è sviluppata una politica sempre più rispettosa di questa ampia "minoranza".
Allo stesso modo non è un caso che ben diversa sorte hanno i migranti provenienti dai paesi più poveri o - per restare in tema glbt - noi transgender: entrambi i gruppi non detengono un sufficiente "appeal" nella capacità di consumare. Una sorta di "controprova" la si potrebbe avere per noi transessuali e transgender se si avesse la voglia di andare a misurare il livello di "transfobia" tra la categoria dei chirurghi plastici. Sono convinta che si registrerebbe una delle più basse percentuali di prevenzione nei nostri confronti. Infatti per costoro noi rappresentiamo un appetibilissima "fetta di mercato".
Analogo discorso si potrebbe fare per quei macellai che vivono in quartieri con alta densità di popolazione araba che si sono convertiti alla macellazione "islamica"...
La legge del mercato lasciata a se stessa è tale da costituire un "attacco" allo stesso nucleo della natura umana (differente, difforme, multiculturale). E' evidente che di fronte ad un tentativo di omologazione così potente e transnazionale, non poteva non svilupparsi una qualche forma di "resistenza". Il movimento "no global", il "no logo" sono tra le poche risposte che una parte dell'umanità sta imparando a darsi.. Per ora, nel gioco complesso delle "forze in campo", rappresenta poco più di un'espressione di insofferenza informe (o meglio multiforme), ma porta in sé tutte le potenzialità di diventare il nucleo duro della rivolta dell'uomo contro il dominio della merce.
Non intendo comunque dilungarmi oltre sul tema "globalizzazione" o di apertura al sociale, in quanto questo lavoro è già stato fatto egregiamente dalle amiche e dagli amici dell'Open Mind con il loro Manifesto del Pride.
Voglio invece dedicare queste righe di saluto al Pride di Catania cercando di offrire uno spunto su quali limiti, ancora oggi, impediscano al "movimento GLBT" di operare a tutto campo nella società come soggetto politico unitario. Una sorta di riflessione interna ma aperta anche all'esterno proprio in funzione della esaltazione di quei valori politici che, a mio parere, possiamo portare a beneficio della società tutta. Le "difficoltà" che abbiamo incontrato - e poi, auspichiamo sempre, superato - nell'infanzia, nell'adolescenza e spesso anche nell'età adulta nel confrontare le nostre nature con la "morale" dominante rigidamente eterosessuale e "gender-blindata" in un dualismo assoluto "maschio vs/ femmina", dovrebbero aver sviluppato in noi (quando non abbiano invece determinato sofferenze psicologiche superiori alla nostra capacità di sopportare) una natura più aperta alla "verità delle cose"; un coraggio di guardare la realtà (per quanto soggettiva) senza veli, senza mediazioni etiche o moralistiche. Quindi: niente più inciuci, niente più "panni sporchi lavati in famiglia". Uno dei valori più grandi che potremmo portare in altri ambienti "politici" è proprio quello di saper creare un ambiente, un clima di confronto serrato ed aperto ma pur sempre con finalità costruttive laddove sia possibile.
E un movimento GLBT che possa davvero essere capace, TUTTO INSIEME e non a pezzettini, di intervenire, di dire la propria "sulle cose del mondo", dovrebbe, a mio parere, essere prima di tutto capace di essere davvero "GLBT".
E questo, ancora non è.
Ciononostante, la crescita del movimento "GLBT - parallela alla nascita del movimento "NO GLOBAL" - ha determinato alcuni mutamenti significativi. Nato a tutela dei diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender, questo movimento - per una sorta di processo di osmosi - ha iniziato, in questi ultimi anni, ad intrecciare il proprio percorso di crescita con quello anti-globalizzazione. "Resistenti" loro, "resistenti" noi.
In Italia, il World Pride 2000 e ancor di più la manifestazione antirazzista di Verona dell'anno successivo - totalmente organizzata dal movimento glbt - hanno rappresentato il primo esempio visibile di un cambiamento di "rotta", di una modificazione delle coscienze ...
Come spesso accade tra gli "ultimi", la consapevolezza dell'essere un soggetto discriminato ed emarginato sviluppa una amorevole sensibilità verso le "discriminazioni" altrui ed in questo senso, per un certo periodo, il movimento glbt italiano si è eretto a paladino dei "diritti civili" tout court in un vuoto politico quasi totale.
La contaminazione tra "GLBT e "NO GLOBAL" ha insomma arricchito di nuove sensibilità entrambi i movimenti o perlomeno sta iniziando a farlo.
Come accennavo precedentemente però, accanto a questa crescita del nostro movimento sono rimaste irrisolte o "sepolte" senza un'adeguata discussione, alcune "differenze interne" importanti. "GLBT" è una sigla a cui non corrisponde - a tutt'oggi - una reale unità "politica", una parità di dignità interna.
Volendo azzardare una sorta di parallelo tra le componenti gay, lesbiche, bisessuali e transgender del movimento GLBT "occidentale" e le relative"classi sociali" della storia di questi ultimi secoli, a mio modo di vedere, i gay possono essere accostati ad un "proletariato" ormai prossimo ad acquisire i privilegi borghesi (perlomeno dove sono stati capaci di imporsi come "mercato");
le lesbiche potrebbero assomigliare a quel gruppo di persone che esprime un'economia sommersa laboriosa e diffusa ma che fatica ad emergere fino alla piena visibilità; i/le bisessuali sembrano invece più appartenere alla classe dei "paria" indiani... Intoccabili, invisibili ed invisi (o perlomeno poco simpatici) tanto agli etero, quanto aglli omosessuali. Acclamatissimi esponenti del movimento gay (vedi ad es. "Amori senza scandalo" di Paolo Rigliano) sostengono addirittura l'inesistenza della bisessualità (pur accettandola nell'acronimo GLBT) o la riducono ad un mero succedaneo dell'omosessualità o, ancor peggio, ad una pura e semplice ipocrisia fondata sul rifiuto della propria omosessualità. D'altra parte è proprio la caratteristica dei bisessuali di essere tra la "norma" e l'"antinorma" a renderli da una parte invisibili, dall'altra poco simpatici agli orgogli di appartenenza per orientamento sessuale.
Le persone transgender, infine, a mio modo di vedere, sono state assimilabili fino a pochi anni fa ad un "sottoproletariato" ancora fondamentalmente "incosciente" di sè e come tale succubo della stessa "cultura dominante" che li emargina (vedi l'accettazione passiva del ruolo sociale prestabilito e percorso obbligato di "prostitute", ancora diffuso tra le trans). Ma è proprio dal sottoproletariato che sono nati i ribelli, i "Masaniello" o - se vogliamo adeguarci ad un esempio più calzante - le Silvia Rivera capaci di far esplodere la miccia della rivolta (tanto a Napoli quanto a Stonewall).
"GLBT è in realtà un acronimo di un movimento che rappresenta diverse realtà che hanno avuto percorsi di crescita molto difformi tra loro: un rapporto di contiguità più che di comunità. Un fatto decisamente non irrilevante che ha determinato comportamenti non sempre compatibili con un'idea di "movimento unitario" tra le sue varie compenenti.
E all'interno della "galassia" GLBT le distinzioni interne hanno spesso prevalso sul senso di unità... Tra le tante "distinzioni" - che potrei anche tradurre con "diffidenze" e persino ostilità - che hanno riguardato le singole componenti del movimento, quelle destinate alle persone transgender e transessuali hanno assunto, in diversi momenti storici e geografici, i connotati più pesanti, fino a raggiungere livelli di vera e propria discriminazione.
Le persone transgender e transessuali fino a pochi anni fa - seppur nell'ostilità generale - potevano accedere a qualsiasi locale eccetto quelli "gay", dai quali erano regolarmente e rigidamente escluse. Le transessuali lesbiche sono tutt'ora invise ad una parte del movimento lesbico (si pensi alla Lista Lesbica Italiana in internet che ancora oggi si perita di sottoporre le aspiranti iscritte ad una sorta di "terzo grado" telefonico per scoprire e "bannare" le eventuali transessuali che volessero aderire).
Cosine mica da ridere per un movimento che paritariamente si vuol chiamare "GLBT".
E' pur vero che le tante "Masanielle", neoistruite transgender, ribelli (ed anche - purtroppo ancora pochissimi - guerrieri "ftm") rese particolarmente agguerrite da una discriminazione pesante e dura, stanno facendo breccia nel "cuore" di una parte del movimento gay e lesbico, ma restano ancora molto diffusi pregiudizi pesanti nei nostri confronti: da una parte - per quei gay il cui unico scopo è oggi quello di "normalizzarsi" - la presenza "trasgressiva" delle persone transgender diventa un peso di cui farebbero volentieri a meno, perché li allontana dall'ansiosa ambizione di appartenenza a quel penoso perbenismo che ben poco ha a che fare con l'essere "perbene". Dall'altra parte - per quelle lesbiche che associano al proprio orientamento sessuale motivazioni ideologiche antimaschili - le transgender lesbiche portano in sè un marchio genetico per loro incancellabile.
Seppure in misura minore, anche i nostri fratelli FTM (femmine transizionanti maschi) subiscono sorti analoghe. Se i trans (specie se gay) sono spesso ben accolti dalla comunità omosessuale che vede (talvolta proietta) in loro una ricchezza emotiva, emozionale e sentimentale appartenente al residuo del loro patrimonio genetico e che risveglia attenzione verso un "femminile" dell'uomo con il quale non raramente i gay hanno rapporti problematici (vedi ad es. il bisogno di travestimenti occasionali esagerati, caricaturali, che più che esprimere il proprio femminile lo "distruggono" rendendolo "macchietta"), altrettanto non accade con una buona parte della comunità lesbica. Ho personalmente assisitito ad attacchi inusitati da parte di intere, affollatissime assemblee lesbiche (arcilesbica milano, 1998) nei confronti di quei trans ftm che - con la loro maturazione di scelta - diventavano per costoro "le traditrici del femminile", "le schiave della mentalità maschilista dominante".
Come uscire quindi fuori da questa pericolosa contemporaneità che vede da una parte la crescita del movimento GLBT nella percezione generale dell'opinione pubblica e dall'altra la permanenza di certe problematiche interne non risolte?
Di certo non continuando a fare, delle legittime e giuste "differenze" tra le varie componenti del movimento, un fattore di merito e di valore (o disvalore); di certo non presentando progetti di legge da parte di parlamentari lesbiche e gay che riguardino norme antidiscriminatorie che includono l'orientamento sessuale ed escludono la "identità di genere", come è accaduto recentemente. Non certo protestando, sempre in Parlamento, contro il rifiuto del Governo di accettare i rifugiati politici a causa del loro orientamento sessuale, senza citare l'identità di genere (eppure il numero di paesi in cui la condizione transessuale è proibita o "non prevista" dalla legge è ben superiore rispetto a quelli che "vietano" le cosiddette "pratiche omosessuali").
Non ci piace il ruolo di "cani da guardia" che abbaiano continuamente contro le altre componenti del movimento GLBT (anche se saremo - se del caso - "mastini" implacabili) per le "dimenticanze", le "esclusioni" che ci vedono involonari/e protagoniste e protagonisti. Ma ci piace ancora meno il ruolo degli "ultimi" che si lamentano sempre. E' un ruolo noioso, antipatico che determina, nel tempo solamente un "mi entra da un'orecchio, mi esce dall'altro" da parte dei nostri interlocutori; meglio abbaiare e dare qualche benefico "morso" per attirare l'attenzione, piuttosto che recitare il ruolo della "vittima". C'è più dignità, più orgoglio.
Ho fino ad ora detto come NON si esce da questa "silenziosa" diatriba interna. Ora mi permetto di indicare qualche via reale d'uscita. La prima è proprio questa. Dirci le cose apertamente. La seconda - ed in essa sta il motivo per cui è proprio al Pride di Catania ed all'Open Mind che dedico questo mio modesto ma sincero contributo elaborativo - è quella della costituzione di Circoli, Gruppi, Associazioni "GLBT" e non più solo gay, solo lesbici, solo trans. Open Mind in questo senso è un modello da seguire, perché è Associazione sinceramente e paritariamente "GLBT" da sempre. Perché ad Open Mind non è mai capitato di ricevere "lamentazioni" o "proteste" da parte delle associazioni transgender italiane.
La costituzione di Associazioni GLBT (o in alternativa una stretta collaborazione tra i gruppi gay, lesbici e trans, come avviene a Genova) è una vera rivoluzione interna che passa troppo sotto silenzio, rispetto alla sua portata.
Faccio un esempio che riguarda un'altra associazione GLBT italiana: il Maurice di Torino. Recentemente è salito alla ribalta della cronaca il caso di Emanuela e di Paola, coppia formata da una transgender lesbica e da una donna lesbica, entrambe discriminate sul lavoro e che ha determinato il non rinnovo di contratto per Emanuela da parte della cooperativa sociale presso cui lavorava.
Possiamo assicurare che di casi "Emanuela", le Associazioni trans italiane ne registrano a decine ogni anno ma in nessun caso mai si è determinata una mobilitazione che coinvolgesse tutto l'associazionismo GLBT. Come mai per Emanuela invece è accaduto? Certo la co-presenza di una lesbica (genetica) nella vicenda discriminatoria ha aiutato, ma abbiamo la convinzione che il vero motivo stia nel fatto che il Maurice E' un'Associazione GLBT e come tale capace di mobilitarsi per ognuna delle sue "componenti interne". Lavorare insieme, nel rispetto delle differenze - talvolta anche importanti - aiuta a comprendere le nostre singole specificità ed a introiettare il concetto che gay, lesbiche, bi, trans, siamo tutti "vittime" della "stessa mano" dominante e che solo insieme possiamo davvero vincere.
Sbaglierò, ma sono convinta che se nel "curriculum vitae" di Grillini e/o della De Simone ci fosse stato un periodo di presidenza di associazioni GLBT e non, rispettivamente, di "Arcigay" e "Arcilesbica" (o se, in subordine, Arcigay e Arcilesbica avessero collaborato continuativamente con le ass.ni trans italiane), certe dimenticanze non sarebbero proprio potute accadere.....
Ed è proprio perché crediamo possibile che il movimento GLBT (specie in quest'Italia finto-bigotta, clericale e senza tradizioni "liberal" a destra e libertarie a sinistra) possa diventare "cruciale" nella crescita democratica del Paese che dobbiamo imparare a chiarirci davvero fino a comprenderci più approfonditamente di quanto non sia accaduto fino ad oggi.
Nella sensazione che Crisalide e Open Mind condividano più di quanto siano mai riuscite a comunicarsi, auspico che - n
onostante le distanze geografiche rendano difficile il lavorare insieme - da questo Pride in poi, Open Mind e Crisalide AzioneTrans, possano iniziare una collaborazione più stretta e soprattutto possano riuscire a costruire un "lavoro di rete" in grado di estendere sempre di più in Italia una "protezione" GLBT a chiunque ne abbia bisogno.
Un abbraccio dal cuore a tutte e tutti voi.

Mirella Izzo
presidente




Mirella Izzo