OSSERVATORIO TRANSFOBIA EUROPA ASSASSINIO DI GISBERTA fonte: Panteras Rosa Movement – Fronte combattente contro l'omofobia Probabilmente gettata in un fosso mentre era ancora viva. Vittima non solo di aggressione ma anche di stupro. Giorno dopo giorno la nostra indignazione cresce assieme al modo in cui l'omicidio di Gisberta è stato reso noto, commentato e minimizzato. Crediamo sia bizzaro che i notiziari di oggi ignorino la scioccante informazione diffusa dal giornale Portoghese "Jornal de Notícias": c'è una ovvia componente sessuale in questo crimine. Bisogna ignorare il fatto che la vittima sia stata sottoposta ad una particolare forma di tortura, quale quella dell'inserimento di oggetti nell'ano? Il prete Lino Maia, presidente di IPSS's Union, ieri ha dichiarato che i ragazzi avrebbero avuto "circostanze attenuanti", a causa di una presunta molestia da parte di un pedofio a un collega. In presenza di un omicidio, la chiesa cerca di colpevolizzare la popolazione GLBT, associandola alle molestie dei bambini. Questa dichiarazione non fa che rinforzare la convinzione di motivazioni discriminatorie. Il prete cerca di discolpare l'istituzione che egli dirige e i ragazzi di cui è responsabile dicendo che i ragazzi hanno "fatto giustizia con le loro mani nude" su un episodio presumibilmente non correlato alla vittima, e questo va precisamente a definire un crimine di odio. "Com'è stato possibile?" chiede il giornale 'Público' nell'edizione di ieri. "Come è stato possibile che non sia accaduto prima?" rispondiamo noi –Non sappiamo che il sistema di protezione del bambino è solo una continuazione dell'abbandono e del maltrattamento? Non conosciamo la violenza e l'esclusione sociale e come essa è promossa? Non conosciamo la discriminazione contro le persone senza fissa dimora, le persone sieropositive, le prostitute, gli omosessuali, gli zingari, gli immigrati e in particolar modo i transessuali, che persino all'interno della comunità gay sono altamente esclusi? Sul 'Público' possiamo leggere "più simile ad un atto inconscio che non premeditato". Cosa c'è di inconscio e non premeditato nell'insulto transfobico e nei quattro giorni consecutivi di aggressione, nella violenza estrema, nella tortura e nell'abuso sessuale? Nel gettare un corpo in un fosso senza neanche controllare se in effetti fosse ancora vivo? E' vergognoso che persino oggi i media non riconoscano la differenza tra una transessuale ed un crossdresser, tra omofobia e transfobia, tra orientamento sessuale ed identità di genere. I giornalisti dovrebbero mettere seriamente in esame la loro coscienza professionale, i loro stessi preconcetti, gli approcci dei media ai diritti delle persole GLBT, con particolare attenzione alla popolazione transessuale, la più derisa, e svantaggiata e non compresa dall'universo dei media e della società. Parte della informazione sociale ha solo riportato "homeless" (senza fissa dimora NDT). Non è dei giornalisti -nè di nessun altro- il dovere di decidere se fosse la condizione di senza fissa dimora -o un'altra- che sfortunatamente, è stata il pregiudizio che ha trovato sfogo in questo crimine. Gisberta accumulava molteplici motivi di esclusione; nessuno di essi può essere omesso. Era una transessuale e una vittima di transfobia. Più che enumerare queste esclusioni, ometterle significa nascondere elementi probabilmente esplicativi e offrire al crimine, senza informazioni che la supporti, la manipolazione e il rafforzamento della discriminazione. E' oltraggioso il silenzio delle parti politiche ed è responsabile, persino con la prevedibile argomentazione che non sarebbe saggio parlare di questo come di un "crimine d'odio" con bambini coinvolti. La questione non sta nel fatto di "criminalizzare" bambini minorenni. Lo stato dovrebbe prendersi la responsabilità che non si è mai assunto rispetto a coloro che sono "giovani". Lo stato dovrebbe punire coloro che sono in età tale da essere responsabili. Ma non mischiare i "bambini" con "le persone giovani" e, senza dimenticare la drammatica età della maggior parte del gruppo, non attenuare il crimine ed il pregiudizio insito in esso. I sentimenti che generano odio sono di responsabilità degli adulti e di coloro che goverano il paese. Non chiederemo a noi stessi se i bambini siano capaci di odiare. La società Portoghese odia ed è in essa che i bambini crescono. L'odio contro le persone GLBT e non solo, specialmente la transfobia, e un serio problema sociale e si riproduce passando da una generazione all'altra. La preoccupazione è solo, e può solo essere, in merito alle misure per combattere e prevenire la discriminazione e le disuguaglianze nel loro insieme -nello specifico caso delle persone GLBT, riconoscendo la parità e la legittimazione sociale. Sì, questa volta il crimine è stato compiuto da persone "giovani". Ma le aggressioni transfobiche, omofobiche, che in Portogallo sono cresciute nell'ultimo paio di anni, non sono state commesse da persone giovani e la regola principale è stata il silenzio e la dimenticanza. E il prossimo crimine? Dobbiamo aspettare un nuovo crimine di odio compiuto da un adulto per prendere una posizione? E per inasprire la legge (non in funzione dell'età) su crimini e discriminazione che hanno base sulla condizione sociale, salute, transfobia, omofobia eccetera? Per accrescere l'educazione sessuale contro i pregiudizi a scuola? Per affrontare la vita infernale che è il sistema di (non)protezione dei minorenni? Per investire in politiche di uguaglianza? Panteras Rosa Movement – Fronte combattente contro l'omofobia |